Negli ultimi anni, o decenni, la Scienza è venuta a sostituire ciò
che prima erano le ideologie, e prima ancora le religioni, ovvero è
diventata la base per le credenze comuni e persino per le politiche dei
governi.
Per molti ciò è un bene, perché darebbe una base
oggettiva a quanto crediamo, a quello che facciamo, ai nostri
comportamenti, e quindi una azione di governo basata sulla Scienza, che
sarebbe per stessa natura
esatta e quindi
indiscutibile.
Quanto
questa concezione sia pericolosa credo che sfugga a pochi ( o meglio,
lo spero) ma credo che a molti sfugga quanto questo sia anche dannoso,
perchè potrebbe indurci a fare scelte sbagliate nella convinzione che
siano quelle giuste, esattamente come per religione e ideologia.
Veramente
ciò che viene comunemente chiamata scienza può definirsi tale e davvero
è credibile al punto di affidare le nostre esistenze ad essa?
Chiunque
abbia avuto a che fare con medici (cioè quasi tutti ad una certa età)
può facilmente trovare discutibile questo, ma innanzitutto bisognerebbe
definire cosa è la Scienza realmente.
La Scienza è semplicemente
il tentativo dell'uomo di capire come funzionano realmente le cose,
ovvero dare una spiegazione scientifica di avvenimenti che altrimenti
rimarrebbero sconosciuti o con spiegazioni irrazionali o magiche. Il
problema è che la Scienza è fatta dagli uomini, e come tutte le attività
umane è percorsa da errori, alle volte giganteschi, e che gli stessi
scienziati fanno poco per combattere. Per sapere come funzionano le cose
esiste un metodo chiamtato
metodo scientifico, che consiste nel
provare e riprovare che la ipotesi da cui si parte è corretta, e se non
lo è va modificata o persino lasciata cadere: Più che provata vera una
teoria deve essere provata NON falsa. In sostanza un esperimento che va
bene non dimostra nulla, l'esperimento va riprodotto all'infinito e
soltanto se sempre dà lo stesso risultato allora lo si può considerare
riuscito.
La prima cosa è quindi la riproducibilità dell'esperimento.
Bene,
secondo dei sondaggi condotti fra gli scienziati di vari settori, la
riproducibilità dei risultati è, spesso,una chimera irraggiungibile
:secondo un articolo pubblicato su
Nature
il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre i risultati delle
ricerche altrui, e circa la metà non sono riusciti neppure a riprodurre i
propri!
Non va meglio agli psicologi, che riescono a riprodurre
l'esperimento solo nel 40% dei casi, e pessimamente agli oncologi, le
cui stime di riproducibilità sono del 10% ovvero nel 90% dei casi lo
studio non è ripetibile (quindi quando leggete di qualche cura del
cancro potete stare certi almeno al 90% che si tratta di una bufala)
Tra
le cause di questa crisi viene indicata la pressione per pubblicare
dati e ricerche, anche quando queste danno risultati ambigui.
Però gli scienziati puntano anche il dito sui propri colleghi (e, quindi, su se stessi)
La
frode viene indicata dal 40% degli intervistati come una delle cause di
non riproducibilità degli esperimenti (insomma i risultati sono
semplicemente stati falsati volutamente)
Addirittura il 14 % degli
scienziati si dice convinto che alcuni colleghi si inventino del tutto i
dati ed il 34% ammette di aver selezionato i dati per far emergere solo
ciò che interessava, ovvero ammettono di aver truccato le ricerche.
Come riportato da
questo articolo:
"È inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca.
Le stesse riviste scientifiche non
sono un granché interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non
riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche.
In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare;
in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro
di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter
decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni
casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi
alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi
sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo
pubblico.
«Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institute – bisogna
avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza
senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe”
che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la
popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi
ricercatori»."
Talel
situazione è ancora più drammatica in campi come le ricerche
sull'alimentazione o il clima, dove i giornali riportano notizie di
ricerche scientifiche dando spazio solo a quelle che confermano i
pregiudizi esistenti, o che servono ad avere più click o lettori ed
attirare l'attenzione, e quindi a quelle più allarmistiche, che sono
anche immancabilmente le meno scientifiche ed attendibili.
Inoltre
le notizie su queste ricerche spesso vengono date in modo semplicistico
e frammentario, o ancora vengono attribuite a scienziati non meglio
specificati, o addirittura si spaccia come "scienza" il risultato,
magari dopo averlo frainteso, di una singola ricerca. Oppure ancora,
come nel caso dei "cambiamenti climatici" viene dato conto solo del
"worst scenario" ovvero della possibilità più catastrofica che, però, è
anche quella con meno probabilità di realizzazione
Cosa
fare di fronte a questo? Evidentemente non fidarsi ciecamente di
nessuno, informarsi su cosa realmente dicono queste ricerche,
confrontarle con altre, vedere quali metodi sono stati usati (uno studio
osservazionale ha spesso credibilità pari a 0, laddove studi
randomizzati o con doppio cieco possono avere dei difetti, ma
sicuramente sono più affidabili).
Insomma, applicare il metodo scientifico (o fact checking se preferite) nel nostro piccolo.
E,
sopratutto, non fidarsi di cià che viene chiamato Scienza in modo
superficiale, perché alla fine si tratta di ipotesi, non di verità.