giovedì 26 marzo 2020

E per fortuna che non doveva più nevicare...

Una delle tante clamorose previsioni sul clima poi smentite era quella secondo la quale le precipitazioni nevose sarebbero diventate sempre più rare.
Per renderci conto di questo vale la pena leggere il seguente articolo dell'Indipendent, uno dei rappresentanti di quel "giornalismo anglosassone" che da sempre ci viene propinato come modello (di disinformazione, evidentemente) e risalente al 200.
Bene la realtà è ben diversa come mostrano i dati delle nevicate autunnali nell'emisfero nord.
Come si può notare vi è stata una netta diminuzione per alcuni anni negli anni 90, quando questa teoria, avventatamente proposta da pochissimi scienziati in cerca di pubblicità, nacque-
Questa teoria però non  è morta nel 2000, ma viene ancora oggi proposta da giornali come La Repubblica" ed "Il corriere della Sera" che parlano di "niente più neve e nevicate sull'arco alpino !" (addirittura)
Quest'anno in realtà le stazioni scistiche sono state aperte con largo anticipo, addirittura a novembre!
Ed ha nevicato tantissimo e contina e continuerà a nevicare in tutta Europa e nell'intero emisfero Nord come mostrano le statistiche del Centro Metereologico Finlandese (che forse ne sanno qualcosa di più dei giornalisti prezzolati)
Ecco iloro dati

Come si vede siamo di fronte a massimi storici, altro che "non nevicherà più molto raramente"
tra l'altro le previsioni per la fine di marzo sono decisamente inusuali

Credo che quindi si possa dire a buona ragione " E per fortuna che non doveva più nevicare!!!.

mercoledì 25 marzo 2020

Le bufale sul Corona Virus: tra complotti ed inquinamento

Come ogni grande avvenimento che si rispetti , anche il corona virus non poteva non risvegliare le attenzioni degli spargitori di zizzania, degli specialisti della fesseria planetaria, dei cercatori di nuovi untori da mettere sul rogo. Naturalmente le due principali correnti di pensiero complottista-pseudoscientifico corrispondono ai due  populismi che si spartiscono il palcoscenico della società dello spettacolo attuale.
Quindi da un lato quella populista-sovranista, dall'altra quella ecologico-primitivista.
Partiamo dalla prima. Il coronavirus sarebbe un complotto di (in ordine sparso) USA, Germania, Francia e, tanto per accontentare l'ala antisemita, Israele per colpire la Cina ed i paesi, come l'Italia, che hanno fatto contratti commerciali con la Cina stessa (via della seta). Una vera dabbenaggine non solo perché il corona virus non è stato creato in laboratorio, ma soprattutto perchè pensare di colpire in modo risolutivo un paese come la Cina e bloccarne lo sviluppo  economico con 3.000 morti su un miliardo e 300 milioni di persone è come pensare di uccidere un elefante dandogli un buffetto sulla proboscide; rischi solo di farlo incazzare. Altra teoria ancora più confusa quella secondo il mondo della finanza, coadiuvato da Big pharma, avrebbe sparso il virus per uccidere un po' di persone e poi guadagnare sui vaccini. Bella pensata, peccato che la sospensione delle attività economiche, comprese quelle sportive, cinematografiche etc, abbia prodotto un crollo della finanza ed in quanto al vaccino semplicemente non c'è.
Passiamo a quelle pseudoecologiche. Quale può essere il colpevole di qualsiasi cosa secondo il pensiero magico ecologista ?. Semplice: l'uomo che inquina. E quindi anche un virus è colpa dell'inquinamento. Il ragionamento è leggermente più sensato di quello precedente, dove l'elemento da spy story da fumetto è fin troppo evidente, ma sul piano scientifico è inconsistente. Secondo questa teoria sarebbero le polveri sottili a provocare (non si sa come) la infezione, trasportando il virus.
Peccato che gli scienziati ed i medici che si occupano di questo hanno sottolineato più volte che l'agente di contatto sia l'uomo ed il contatto interumano e non l'aria .  Naturalmente è vero che l'ambiente ha la sua importanza nella diffusione di elementi patogeni, quali virus e batteri. Nel 1350 e nel 1650, quando la peste infuriava, il fatto che vi fossero scarsissima igiene ed il contatto con roditori portatori di peste che trasmettevano grazie alla presenz d i pulci che passavano dal roditore ad altri animali domestici o direttamente all'uomo, o infettavano con escrementi l'ambiente, fu notoriamente un elemento decisivo, tanto è vero che la peste in realtà esiste ancora in alcuni paese dove le condizioni ambientali sono ancora simili.  Ma nel caso del Covid 19 manca proprio il meccanismo con il quale questo possa verificarsi.
Vi è una semplice associazione fra inquinamento (che è dato sia da polveri sottili sia da biossido di azoto) e diffusione in certe province. Ma ci si dimentica di un fatto del tutto ovvio. Laddove vi sono più persone vi sono più probabilità di contagio. E le persone vivono nelle zone più ricche, che sono anche quelle dove si sono più industrie, circolano più automezzi ed aerei, ed essendoci più case c'è maggior inquinamento dovuto al riscaldamento delle stesse.
Quindi è del tutto ovvio che si sia diffusa in Lombardia e poi in Veneto ed Emilia, anche perché qeuste regioni sono legate fra di loro da scambi commerciali e da legami parentali.
Non è nemmeno vero che l'inquinamento sia calato per via delle varie restrizioni: quello che è  calato è il biossido di azoto, non le polveri sottili. Il primo è dato soprattutto dai trasporti, in particolare automobili. Il secondo è invece provocato per lo più dal riscaldamento domestico, in particolare quello "ecologico" dei pallet e dei combustibili di carbone.
Il Pm10 è addirittura aumentato, a causa della alta pressione. I fattori meteo sono infatti importanti e sottovalutati. Nel 2019 a MIlano abbiamo avuto in realtà il minimo di giorni in cui si sono sforati i limiti di Pm10 negli ultmi 10 anni. Questo a causa delle abbondanti piogge avute a Maggio e a partire da metà ottobre fino a metà dicembre, prima che dominasse l'Alta Pressione, e questo alla faccia del tanto proclamato "cambiamento climatico" che evidentemente non è così negativo.
Confrontando i dati della regione Lombardia  con quella della Val D'Aosta, una zona che dovrebbe essere decisamente meno inquinata, avendo meno popolazione e meno attività industriali ed avendo un Parco Nazionale. Bene la percentuale di contagiati ufficiali è, con i dati del 24 Marzo 2020, di 0,304% per la Lombardia contro i 0,317% della Val d'Aosta.
Se confrontiamo Milano con la Provincia di Trento abbiamo 0,175% contro 0,206%.
Ma la cosa non finisce qui. Un dato che mi è saltato all'occhio è quello della provincia di Pesaro ed Urbino, con ben 1371 casi conclamati. Ora la popolazione di quella provincia è, secondo gli ultimi dati, di 358.886 abitanti. Facendo la solita percentuale questa risulta essere di 0,38%, superata dalle due province lombarde e d'Italia più colpite ovvero Bergamo, con 0,60% (ovvero 6 casi su mille) e Brescia con 0,5%. Da segnalare però che non tutte le province lombarde sono colpite nello stesso modo , come risulta già evidente dai dati della Regione Lombardia. Varese, ad esempio, ha una percentuale bassissima d contagio pari al 0,05% ovvero 5 casi su 10.000 , un decimo dei contagi presenti a Bergamo e Brescia.
Appare evidente quindi, che più di polveri sottili od altro, la diffusione del contagio sia dovuto a focolai locali che magari non sono stati controllati (luoghi di lavoro, palestre, luoghi di riunione) all'osservanza delle norme igieniche, al fatto che quella zona sia magari meta di viaggi sia per ragioni ricreative (il che potrebbe spiegare il tasso alto di Val d'Aosta e Trentino che ospitano molti viaggiatori attratti dal turismo invernale) o per ragioni di lavoro.

venerdì 20 marzo 2020

il dispettoso antartico che non vuole sciogliersi


Una delle più note teorie  profezie scientifiche catastrofiste sul clima ( o cambiamento climatico ) è che i poli o per meglio dire i ghiacciai marini di Artico ed Antartico siano destinati a sparire nel volgere di pochi anni, anzi, secondo talune di queste previsioni profezie dovrebbero già essere spariti da alcuni anni.
 Eppure la situazione reale pare essere molto diversa.
Per ora ci occuperemo solo dell'Antartide, che è forse il caso più clamoroso di previsione sbagliata.
La cartina sopra, che proviene dal sito ufficiale che si occupa di rilevare giornalmente lo stato dei ghiacciai, mostra la situazione dei ghiacci marini in 4 annate diverse. La più lontana è il 1980 (linea viola) poi vi è il 2014 (linea azzurra) il 2017 (linea tratteggiata rossa) e l'attuale 2020 (linea blu).
Come si può vedere la linea attuale di estensione dei ghiacci  ovvero la estensione calcolata in km quadri di ghiaccio marino è superiore a quella del 2017 (dove si era toccato il minimo storico) ma anche superiore a quella del 1980, ovvero ben 40 anni fa.
 La linea più in alto è quella del 2014, che corrisponde al massimo della espansione dei ghiacciai e ci ricorda come, quanto è successo in questi 40 anni di rilevamento può dimostrare o suggerire tante cose, ma di certo non che "i ghiacciai dell'antartide si sciolgono sempre più velocemente e stanno scomparendo ".
Questo lo pensano le persone malinformate da abili manipolatori di notizie.
I dati suggeriscono tutt'altro. Dal 1980 al 2014 infatti i ghiacciai sono enormemente aumentati e sono diminuiti per 3 anni dal 2014 al 2017 per poi riprendere la propria tendenza all'aumento, prima timidamente, ma ora in modo importante. Come mai allora tra il 2014 ed il 2017 si erano sciolti?
Di certo non per il Co2 perché altrimenti non si spiegano 34 anni di crescita precedente, in cui il Co2 antropico e naturale (quest'ultimo rappresenta al momento almeno il 95% di tutto il Co2, ricordiamo) è aumentato costantemente.
La risposta, molto probabilmente, risiede nella contemporanea presenza del piùpotente Nino degli ultimi 30 anni (o forse più) che ha riscaldato, quello per davvero, il pianeta, determinando l'anno più caldo di sempre (il 2016) e quindi, un notevole scioglimento dei ghiacciai marini, sopratutto quellli dell'emisfero sud, visto che il Nino è il riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico.
Forse la tendenza attuale ad una moderata Nina (ovvero il raffreddamento della acque del Pacifico) puà spiegare la ripresa sia dei ghiacciai dell'Antartide che di quella dell'Artic, di cui parleremo più avanti


domenica 2 febbraio 2020

Gennaio è stato freddo, Febbraio lo sarà ancora di più

Veniamo bombardati in continuazione da affermazioni riguardanti un inverno che, udite udite, neppure ci sarebbe, dal solito mantra sulle temperature sempre più alte e disastri vari che accadranno o stanno accadendo a causa della "crisi climatica" ( dopo riscaldamento globale e cambiamento climatico questo è il nuovo nome che gli adepti al bispensiero usano, chissà per quanto ancora) .
Qualcosa di vero c'è:Dicembre è stato un mese sopra le medie , non solo in Italia ed Europa ma un po' in tutto ilmondo, niente di eclatante o disastroso, ma sicuramente un fatto. Però a Gennaio le temperature sono letteralmente crollate a livello globale sopratutto nell'emisfero Nord.
Non è una mia opinione ma un fatto dimostrato dai seguenti dati


Questo grafico non lascia troppo spazio all'immaginazione: da un grado di anomalia si è scesi di quasi un grado nel Nord emisfero e da 0,8 gradi a o,5 gradi a livello globale. Il calo continuerà, almeno nel nord del mondo anche nella prima parte di febbraio,
In particolare sull'Europa è pronto a scatenarsi quello che in gergo si ciama Burian, ovvero il freddo estremo proveniente dall'Est europa (in realtà proviene dal nord della Scandinavia)
Ecco cosa mostrano le proiezioni del modello canadese GEM per il fine settimana prossimo


Beninteso si tratta di proiezioni, ed altri modelli di previsione come ECMWF e GFS sono, al momento, leggermente più prudenti, tuttavia vanno anch'essi verso una previsione di maggior freddo sia sull'Europa che sugli States e persino in Asia.
Perché succederà  questo? La spiegazione più semplice è quella che vede il Vortice Polare andare in crisi verso la fine dell'inverno, appunto a Febbraio. Nell'Artico si è accumulata una grande quantità di freddo, e difatti i ghiacciai sono ai massimi storici degli ultimi 15 anni (di questo parleremo a breve) e, giocoforza, quando il vortice polare non tiene più, il freddo si dirige, in modo spesso improvviso ed anche relativamente imprevedibile, verso sud. Imprevedibile, si è detto, quindi può anche essere che la traiettoria finisca solo per sfiorare regioni a sud come l'Italia, ma la tendenza dei vari modelli è verso una serie di "rasoiate" artiche verso il sud, e quindi è molto probabile che almeno una o due colpiscano anche l'Italia a breve, e vi sono buone probabilità che ve ne sia un'altra, come successe nel 2018, verso la fine del mese. Insomma, l'inverno non è affatto finito, e le temperature non stanno affatto salendo inesorabilmente, anzi.

mercoledì 15 gennaio 2020

il clima sta cambiando quindi devi cambiare anche tu...oppure anche no....

Una delle caratteristiche più fastidiose dei "credenti del clima" ( o allarmisti o catastrofisti, fate voi) è quella di ergersi a moralisti e moralizzatori dei comportamenti altrui, senza averne né il diritto, né la capacità, e senza, soprattutto, avere la minima ragione a supporto della loro pretesa.
In particolare la teoria secondo cui dovremmo cambiare i nostri comportamenti individuali, non si sa bene in quale modo, per salvare il pianeta dall'imminente, quanto improbabile, disastro che, secondo loro, ci attende inesorabile dietro l'angolo.
Ora, per smontare le teorie dei folli, non esiste metodo migliore che dare loro ragione. Quindi non argomenterò qui che i cambiamenti climatici sono sempre esistiti, centinaia di milioni prima che apparisse l'uomo, né che le temperature sono state per centinaia di milioni di anni superiori a quelle attuali, né che vi sono molti fattori che influenzano o possono influenzare il clima dalla attività del sole a quella degli oceani etc etc  e che la ipotesi che vi sia un perfetto collegamento fra aumento della Co2 e delle temperature terrestri è una ipotesi (ipotesi, per l'appunto ) abbondantemente falsificata.
Farò anche finta di ignorare le evidenze che il caldo sia di gran lunga preferibile al freddo, e che sia la migliore condizione per lo sviluppo dell'agricoltura, che difatti continua a crescere a ritmi mai visti e che ha permesso e permetterà di nutrire il pianeta.
Bene, la quantità di Co2 nell'atmosfera attualmente è di 400 ppm. Quel Ppm vuol dire parti per milione. Prendete un foglio di carta e ritagliate uno spazio pari a 400 parti per milione di quel foglio di carta, Voglio aiutarvi, si tratta di 0,04 per cento ovvero 4 parti su diecimila. Avete fatto? riuscite a vederlo?
NO? Siete dei negazionisti!!
Sì ? bene, andiamo avanti...
L'uomo produce secondo l'Ipcc il 5% di quelle 400 parti per milione. Forse un po' meno ma prendiamolo per buono. Quindi 20 parti per milione. Pochino vero?
Ma noi non siamo il mondo, siamo l'Europa, che ne produce solo il 10%. quindi 2 parti per milione.
Di più, noi siamo italiani, e ne produciamo forse un decimo o poco più. insomma 0,2 parti per milione.
Siamo in 60 milioni (un po' di più, ma non sottilizziamo) quindi per sapere l'impatto di ognuno di noi, dovremmo dividere per 60 milioni. prendiamo la calcolatrice a questo punto (ci vuole) e facciamo una semplice divisione ovvero 0,2 (che sono le parti per milione prodotte dall'intera Italia) diviso il numero di abitanti.
Il risultato è di 0,000000003333 parti su un milione che sinceramente non so come tradurre ma credo sia un terzo di miliardesimo di milione. Naturalmente questa è una media "alla Trilussa" perché ovviamente il "danno" fatto all'ambiente da chi come me fa 2000 km per anno in auto e prende 2 volte l'aereo e tiene il riscaldamento basso è imparagonabile a chi fa 30.000 km in auto, prende 30 volte l'aereo e ha una casa grande e spaziosa etc etc.
In sostanza l'impatto che abbiamo, è talmente ridicolo ed ininfluente che, persino se i credenti avessero ragione in senso generale, (e non ce l'hanno) avrebbe però torto nello specifico, ed il loro moralismo risulterebbe, come difatti risulta, del tutto immotivato e fine a se stesso. Cambiare i nostri comportamenti non cambierebbe nulla, ripeto nulla.
Questo non vuol dire che non si debba fare la raccolta differenziata, che si possano sporcare strade e parchi o peggio boschi e che insomma sia lecito fregarsene allegramente, ma soltanto che le paranoie ed i moralismi inutli possiamo lasciarli tranquillamente agli altri. Non siamo certo noi (noi nel senso del cittadino italiano medio) ad aver conciato male il pianeta.
Come cantava Patty Smith "Gesù è morto per i peccati di qualcun altro".


martedì 24 dicembre 2019

Dacci oggi il nostro catastrofismo quottidiano

L'ideologia non muore, si trasforma. Assume sempre mutevoli forme per costringere gli uomini a non pensare in modo razionale e scientifico, ma in base a supposti valori ed emergenze, a distoglierlo dalla ricerca del vero e del difficile per convertirlo all'accettazione del falso e del facile.
Oggi l'ideologia vincente non è il populismo, ma il catastrofismo.
E' da anni che siamo perseguitati da teorie catastrofiste. Una volta è il buco dell'Ozono, poi è la "mucca pazza" poi l'influenza aviaria, poi quella suina, poi l'ebola, poi il terrorismo (islamico) l'immigrazione, l'allarme sicurezza ed infine i vaccini e  i "cambiamenti climatici" che addirittura minaccerebbero la vita sulla terra.
La caratteristica comune di tutti questi allarmi catastrofistici è molto semplice: si basano sulla emotività e la paura. La paura è la chiave dell'irrazionalità. Una persona che perde la ragione è una persona facilmente impressionabile e, quindi, manipolabile.
La manipolazione è la base del potere.
Se analizziamo queste paure vediamo come molte di loro si presentano come "scientifiche" ma in realtà di scientifico non hanno nulla.
Il catastrofismo difatti è, per definizione, non scientifico. Per due oggettive, inopinabli e semplici ragioni
La prima è che nessuna teoria catastrofista è mai stata confermata dai fatti. Nessuna catastrofe annunciata si è mai realizzata. Nessuna.
La seconda è che presume di prevedere il futuro. Ma nessuno ha mai previsto il futuro. Non fa parte delle facoltà umane prevedere il futuro. Ci sono sole due categorie di persone che vivono prevedendo il futuro. Gli imbroglioni e gli scommettitori. Lasciamo da parte i primi, concentriamoci sui secondi.
Cosa fa uno scommettitore?.Prende scommesse su eventi futuri non certi. Ribadisco non certi. applica un calcolo delle probabilità da cui trae comunque vadano gli eventi un vantaggio. Considera un evento y meno probabile di un evento x. Lo quota in modo più favorevole allo scommettitore. Se perde pagherà di più,ma normalmente vince lui.
Ora come fanno "gli scienziati" a stabilire cosa succederà nel futuro? mettono delle percentuali di probabilità su eventi che però, a differenza di un evento sportivo, non sono calcolabili, Se sbagliano non pagano in quanto la loro credibilità non verte sull'efficienza e la veridicità delle loro previsioni, ma sul carisma riconosciuto della propria professione.
Lo scienziato, per definizione "ha ragione" poiché dice quello che dice la Scienza.
Peccato che la Scienza non sia formata da verità prestabilite, ma da ipotesi da verificare. Una ipotesi non verificata, rimane solo una ipotesi, non è verità scientifica. Che una ipotesi venga sostenuta da un eminente scienziato,  o da una portinaia, sempre ipotesi resta.
Il principio di autorità non è un principio accettabile perché una affermazione non è vera o falsa per la fonte dalla quale proviene ma sulla base delle evidenze scientifiche.
E, ribadisco, le teorie di carattere catastrofista non si basano sulle evidenze scientifiche perchè si basano su ciò che non è successo.
Se prendiamo ad esempio le previsioni dell'IPCC sulle temperature, la salita del livello del mare, gli isolotti del pacifico che dovevano essere sommersi dalle acque. lo sciolgimento dei ghiacciai e gli orsi polari che si estinguevano, non una sola di queste previsioni ed altre ancora sono state azzeccate.
La difesa degli "scienziati" è stata, ed è, che sono previsioni elaborate da computer sulla base di ipotesi, ma non si sa se le ipotesi sono vere (in quanto non sono state verificate) ed il clima "è imprevedibile". E allora di cosa stiamo parlando?
Prendiamo una paura diffusa negli anni 90 come la variante umana della mucca pazza (che è sempre esistita e si chiama Sindrome di Jakob Kreuzberg). NOn c'erano prove sulla sua diffusione né studi che potessero affermare una sua espansione, eppure si è arrivati a proibire la Costata fiorentina (che poi non differisce da altri tipi di taglio) per una paura totalmente irrazionale. Ogni anno ci sono una ottantina di persone che muore intossicata da alimenti vegetali in Germania, e presumo che ne siano altrettante anche in Italia, eppure nessuno ne parla o lancia allarmi.
Le paure e le catastrofi sono infatti  selettive, si devono installare in una zona della nostra mente che sia già preparata. La paura dello straniero, del diverso, dell'omosessuale, dell'ebreo, ma anche la retorica ambientalista sull'uomo che distrugge la natura, celebrata da centinaia di film hollywoodiani, l'animalismo e il salutismo tanto onnipresente sui massmedia, e perfino  la paura del progresso scientifico (vedi Ogm e vaccini ) sono tutte idee talmente instillate nella nostra testa da renderle un terreno fertile per il nascere e lo svilupparsi delle paure e della irrazionalità.
Paure e irrazionalità che non solo possono essere sfruttate da abili demagoghi e truffatori, ma anche avere conseguenze dannose per tutta la società
Pensandoci bene la vera catastrofe che ci minaccia è proprio il catastrofismo.

Si fa presto a dire Scienza

Negli ultimi anni, o decenni, la Scienza è venuta a sostituire ciò che prima erano le ideologie, e prima ancora le religioni, ovvero è diventata la base per le credenze comuni e persino per le politiche dei governi.
Per molti ciò è un bene, perché darebbe una base oggettiva a quanto crediamo, a quello che facciamo, ai nostri comportamenti, e quindi una azione di governo basata sulla Scienza, che sarebbe per stessa natura esatta e quindi indiscutibile.
Quanto questa concezione sia pericolosa credo che sfugga a pochi ( o meglio, lo spero) ma credo che a molti sfugga quanto questo sia anche dannoso, perchè potrebbe indurci a fare scelte sbagliate nella  convinzione che siano quelle giuste, esattamente come per religione e ideologia.
Veramente ciò che viene comunemente chiamata scienza può definirsi tale e davvero è credibile al punto di affidare le nostre esistenze ad essa?
Chiunque abbia avuto a che fare con medici (cioè quasi tutti ad una certa età) può facilmente trovare discutibile questo,  ma innanzitutto bisognerebbe definire cosa è la Scienza realmente.
La Scienza è semplicemente il tentativo dell'uomo di capire come funzionano realmente le cose, ovvero dare una spiegazione scientifica di avvenimenti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti o con spiegazioni irrazionali o magiche.  Il problema è che la Scienza è fatta dagli uomini, e come tutte le attività umane è percorsa da errori, alle volte giganteschi, e che gli stessi scienziati fanno poco per combattere. Per sapere come funzionano le cose esiste un metodo chiamtato metodo scientifico, che consiste nel provare e riprovare che la ipotesi da cui si parte è corretta, e se non lo è va modificata o persino lasciata cadere: Più che provata vera una teoria deve essere provata NON falsa. In sostanza un esperimento che va bene non dimostra nulla, l'esperimento va riprodotto all'infinito e soltanto se sempre dà lo stesso risultato allora lo si può considerare riuscito.
La prima cosa è quindi la riproducibilità dell'esperimento.
Bene, secondo dei sondaggi condotti fra gli scienziati di vari settori, la riproducibilità dei risultati è, spesso,una chimera irraggiungibile :secondo un articolo pubblicato su Nature il 70% dei ricercatori non è riuscito a riprodurre i risultati delle ricerche altrui, e circa la metà non sono riusciti neppure a riprodurre i propri!
Non va meglio agli psicologi, che riescono a riprodurre l'esperimento solo nel 40% dei casi, e pessimamente agli oncologi, le cui stime di riproducibilità sono del 10% ovvero nel 90% dei casi lo studio non è ripetibile (quindi quando leggete di qualche cura del cancro potete stare certi almeno al 90% che si tratta di una bufala)
Tra le cause di questa crisi viene indicata la pressione per pubblicare dati e ricerche, anche quando queste danno risultati ambigui.
Però gli scienziati puntano anche il dito sui propri colleghi (e, quindi, su se stessi)
La frode viene indicata dal 40% degli intervistati come una delle cause di non riproducibilità degli esperimenti (insomma i risultati sono semplicemente stati falsati volutamente)
Addirittura il 14 % degli scienziati si dice convinto che alcuni colleghi si inventino del tutto i dati ed il 34% ammette di aver selezionato i dati per far emergere solo ciò che interessava, ovvero ammettono di aver truccato le ricerche.
Come riportato da questo articolo:

"È inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca.
Le stesse riviste scientifiche non sono un granché interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche.
In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare; in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo pubblico.
«Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institute – bisogna avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe” che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi ricercatori»."

Talel situazione è ancora più drammatica in campi come le ricerche sull'alimentazione o il clima, dove i giornali riportano notizie di ricerche scientifiche dando spazio solo a quelle che confermano i pregiudizi esistenti, o che servono ad avere più click o lettori ed attirare l'attenzione, e quindi a quelle più allarmistiche, che sono anche immancabilmente le meno scientifiche ed attendibili.
Inoltre le notizie su queste ricerche spesso vengono date in modo semplicistico e frammentario, o ancora vengono attribuite a scienziati non meglio specificati, o addirittura si spaccia come "scienza" il risultato, magari dopo averlo frainteso, di una singola ricerca. Oppure ancora, come nel caso dei "cambiamenti climatici" viene dato conto solo del "worst scenario" ovvero della possibilità più catastrofica che, però, è anche quella con meno probabilità di realizzazione
Cosa fare di fronte a questo? Evidentemente non fidarsi ciecamente di nessuno, informarsi su cosa realmente dicono queste ricerche, confrontarle con altre, vedere quali metodi sono stati usati (uno studio osservazionale ha spesso credibilità pari a 0, laddove studi randomizzati o con doppio cieco possono avere dei difetti, ma sicuramente sono più affidabili). 
Insomma, applicare il metodo scientifico (o fact checking se preferite) nel nostro piccolo. 
E, sopratutto, non fidarsi di cià che viene chiamato Scienza in modo superficiale, perché alla fine si tratta di ipotesi, non di verità.